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Presentazione
in sintesi del sito.

Non tentare di
stare a galla e di nuotare. Fai come me, precipita. E una
corrente d'amore, di quelli che si sono perduti lungo questa
strada, emergerà dal profondo, con due mani a coppa, e ti
sosterrà.
(Roma, 11
gennaio 2002 - Diego Cugia)
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GESUSCONI E IL BUON DIAVOLO
(Tratto dal libro Jack Folla
Lettere dal silenzio - 2004)
Rai Eri Mondadori
Sintesi del brano seguente: "È ora di capire che Berlusconi sta comunicando con gli italiani in modo
messianico, e a un messia, per quanto malconcio, non si risponde con un politico, si
risponde con un mito."
Ciao, Jack, volevo raccontarti brevemente un episodio che mi è
capitato alcuni giorni fa. Aspettavo un treno che non arrivava mai ed ho iniziato una
conversazione con una signora, imprenditrice, innamorata di Berlusconi. Sono rimasta
allibita dalle cose che ha detto, ma mi sono anche resa conto che in questo strano Paese
sono in molti a pensarla come lei.
Ha esordito affermando che "poverino" le fa pena (anche a me a dire la
verità!), perché tutti lo trattano male mentre dovremmo essergli grati per il fatto che
uno così ricco che poteva starsene in vacanza in una delle sue innumerevoli ville sta
lavorando per noi. Ho cercato di far notare alla signora che probabilmente la sua
decisione di entrare in politica era dovuta al fatto che non avesse più referenti
politici che lo aiutassero e, siccome la diplomazia è una delle mie virtù, e la signora
continuava a non capire, le ho detto che era sceso in campo perché non aveva più nessuno
che gli parasse il culo e quindi doveva farlo da solo. Non ha capito.
Del processo imi-sir non sapeva quasi nulla a parte che Ilda Bocassini è comunista e che
"tutti sono invidiosi di lui perché è ricco". Mi ha citato una frase
detta-pare-dall'Avvocato buonanima "Un ricco non sa quanto un povero può essere
povero. Ma un povero non sa quanto un ricco lavora". Secondo la sua interpretazione
tutti i ricchi sono infaticabili lavoratori e non è servito spiegarle "Signora io
non ho nulla contro le persone che accumulano ricchezza in modo onesto e corretto".
La chiudo qui, ma ti confesso che mi sono un po' demoralizzata, perché mi accorgo di
vivere in un Paese dove le persone non si scandalizzano più di niente. Vorrei fare una
domanda ai sostenitori di Berlusconi & C.: perché chiedersi di che partito è Ilda
Bocassini e non chiedersi invece che prove concrete ci sono contro Previti?
Per mia natura non compro niente a scatola chiusa e non riesco proprio a idealizzare
nessuno, e una cosa che mi ripugna profondamente è la malafede. Sentire un elemento come
Bondi o come Taormina chiedere l'arresto di Prodi & C. lo trovo allucinante sulle basi
di quello che hanno in mano. Naturalmente se ci fossero riscontri (come ce ne sono a
montagne contro Previti), pretenderei che subissero anche loro processi e condanne.
Rosanna
La mia opinione da bar, cara Rosanna, o se preferisci da pensilina
della stazione di Orte Scalo (ma è proprio in luoghi
come questi che l'opinione pubblica ti afferra la gola alla vigliacca), è che la tua
signora del treno s'identifica con Berlusconi perché è il riassunto dell'italiano medio
così come la lucertola è il riassunto del coccodrillo.
Craxi non era un italiano medio, Andreotti di medio ha solo due dita, Berlinguer era un
signore dalla parte dei poveri. Berlusconi no, è perfettamente medio, è l'italiano più
comune d'Italia, nella luce e nell'ombra. Berlusconi pensa, agisce e si comporta come
farebbe un italiano da bar, se avesse la fortuna, o perché no, la tragedia, di trovarsi
al suo posto. La sinistra su questo punto tace perché è terrorizzata dall'infinita
potenza di questa simbiosi. Tra l'italiano medio e Berlusconi c'è stata una premessa: Io
sono ciò che tu hai sempre sognato di essere, e una promessa (di quelle che possono fare
solo il Cristo o i marinai): seguimi e diventerai come Me. - Questo formidabile patto
mediatico fra nature simili è stato reso possibile da tre fattori concatenanti. Il primo
l'ho già detto: Berlusconi, in alto come in basso, è la sintesi (e la sublimazione)
dell'italiano medio. Secondo. Grazie alle sue televisioni (e ora anche alla Rai)
Berlusconi sta completando l'opera, facendo gli italiani a sua immagine e somiglianza.
Terzo. Gli ultimi cinquant'anni di storia d'Italia, intessuti di appalti truccati e di
bancarottieri impuniti, di segreti di Stato e di stragi, di corruzione generalizzata e di
scellerate alleanze politica-mafia, sembravano aver trovato un minimo argine con
l'inchiesta di Tangentopoli. Una volta sporcate (per colpa degli uni, degli altri, o di
tutti) anche quelle Mani Pulite, negli italiani sono sopravvenuti il cinismo e la caduta
di ogni remora morale, anche per l'assoluta mancanza di esempi alti.
In questo Paese Senza Modelli è comparso lui, un esempio medio, ma così assurdamente
medio da sembrare un fumetto, mezzo Paperino mezzo Paperone, un italiano modello che si è
fatto indossare dalla maggioranza degli italiani come il golf più comodo del nostro
guardaroba, addirittura rivendendocelo come nuovo, perché è un venditore così cinico
che neanche la fantasia orwelliana avrebbe potuto architettarlo, e per quanto riguarda
1'autopubblicità, con le sue Tv, è stato secondo solo al Cristo con i Vangeli.
Sorvolando o addirittura ignorando come facciamo noi, cara Rosanna, i fondamenti
"spirituali" (c'è poco da ridere) dell'avvento di Berlusconi, la sinistra
rischia di rimanere a bocca aperta per altri cinquant'anni.
Se la tua signora in attesa del treno (e milioni di altre signore e signori in attesa che
dal cielo piovano le lasagne) hanno deciso che Berlusconi gli sta a pennello come un golf,
il più familiare dei golf, un motivo profondo c'è, e più noi continueremo a
scandalizzarci più loro l'indosseranno come una bandiera. Perché Berlusconi quegli
italiani medi li ha capiti (aiutati è un'altra cosa) e il centrosinistra no.
In verità, in verità vi dico che Berlusconi li ha confessati, perdonati e purificati,
con il suo esempio terreno, proprio quello che a te, me, e all'altra metà d'Italia
indigna, anzi ci fa incazzare assai, ma che non possiamo pretendere che la signora del
treno capisca, così come certe mogli tradite, a dispetto dell'evidenza, si rifiutano di
accettare che il marito ha l'amante.
In verità, in verità vi dico che il dio degli italiani medi, disceso da una parabolica
di Milano 2, non ha parlato al cervello del popolo italiano ma alla sua pancia,
emozionandola e scombussolandola come Colui che incendiò il cuore e le menti di dodici
pescatori facendone i suoi apostoli.
In verità, in verità vi dico che Berlusconi ha parlato (e perdonato e assolto) a quelli
che io le tasse non le pago tanto al governo sono tutti ladri, quelli che mi sono fatto la
terrazzetta abusiva speriamo che non mi becchino (o mi condonino) quelli che assessore mi
raccomando colori l'area con un pennarello giallo e anche il mio terreno diventa
edificabile poi sistemiamo la cosa fra adulti e vaccinati, quelli che prima si
vergognavano a dire "sporco negro" e adesso non più, quelli che prima si
nascondevano piuttosto di ammettere "a me il fascismo piaceva" e adesso non si
nascondono più anzi si fanno ritrarre in prima fila, quelli che "a Silvio non lo
fanno governare", quelli che non sapevano come cazzo fare a riciclare i soldi
guadagnati ed esportati illegalmente e adesso lo sanno, quelli che prima si vergognavano
di apparire schifosamente ricchi e ora non più, quelli che prima non si sarebbero mai
sognati di ammettere pubblicamente di non aver letto un libro in vita loro e di comprare
solo la "Gazzetta dello Sport", e adesso se ne fanno quasi un vanto. Potrei
continuare all'infinito elencando i peccati dell'italiano medio. Non ce n'è uno che
Gesusconi non abbia già redento..,
Ma sarebbe un'analisi imbecille e partigiana se non vedessimo anche i pregi dell'italiano
medio che lui ha galvanizzato, i timori legittimi e gli spauracchi che ha allontanato, i
valori che ha rispolverato. Ha parlato allo spirito d'iniziativa dei piccoli imprenditori,
promettendo meno "lacci e lacciuoli" e meno tasse. Ha parlato a chi, con
angoscia arcaica, teme i diversi e gli extracomunitari e l'ha rassicurato. Ha parlato di
"grandi opere" e di una modernizzazione e un rilancio dell'Italia. Ha parlato
come certi presidenti americani sanno parlare al cuore degli Stati Uniti nei momenti
difficili, e anche quest'imitazione del Cristo Usa gli è riuscita. Ha parlato di
poliziotti di quartiere contro la piccola criminalità. Ha parlato di adozioni più
facili, di pensioni più ricche, di burocrazia da snellire. Ha parlato ai ceti che la
sinistra si era dimenticata di dover rappresentare e difendere, compresi gli operai, e
soprattutto i più giovani di loro gli sono andati dietro, e non ho mai capito che cosa
c'era da stupirsi.
Tu mi dirai, Rosanna: sì, però sono tutte promesse non mantenute. E che vuol dire? Anche
il Cristo vero prometteva la vita eterna ma, che mi risulti, non c'è stato un morto uno,
che sia tornato in diretta alla Tv a raccontarcela.
La fede è così: prendere o lasciare. E la tua signora in attesa del treno, la sua fede
in Berlusconi non la lascia mica con la ragione, la lascerà solo per un'altra emozione di
intensità pari e contraria, di quelle pancia a pancia, e a patto che il suo dio dalla
bianchissima dentiera l'abbia delusa (ipotesi che si sta già concretizzando, non per
merito del centrosinistra e dei suoi troppo tristi dèi, ma per un virus autodistruttivo
del signore del centrodestra). Ma quest'ultima, l'ammetto, è una fede soltanto mia, tanto
che gli ho dedicato un beneaugurante timer a scalare, in testa a ogni articolo che scrivo.
Se la magistratura gli innalzerà la croce, o se il governo dovesse cadere per qualche
ribaltone, Berlusconi conquisterà la vita politica eterna (in "martirologia" è
più dotto di un gesuita, e anche senza ricorrere alle persecuzioni dei santi è un
vittimista come e meglio di ogni italiano medio).
Se al suo sogno, per quanto già mezzo fallito, il centrosinistra gli opporrà quella
così disgustata visione alternativa del mondo di cui è stato capace, con colpevole
snobismo, fino a oggi, non si capisce perché la signora del treno dovrebbe cambiare
religione.
Tutto quello che posso dirti, Rosanna (ma lo ripeto, sto rispondendo dal bar, fra
videopoker e stecche da biliardo, alla tua lettera scritta da una pensilina della
stazione), è che, senza scandalizzarsi più di tanto e rimettendosi l'indignazione in
tasca, l'altra metà degli italiani deve accettare, piaccia o no, che Berlusconi ha
innestato la marcia di una nuova comunicazione politica dalla quale sarà impossibile
ritornare indietro.
Non si risponde con comizi anni Cinquanta a chi ha fatto saltare da un pezzo il tavolo
televisivo delle regole delle tribune politiche di ieri, e neanche con un glabro faccione
di Rutelli ai cento faccioni col mascara del Cavaliere. Così si rischia solo di essere
patetici. È ora di capire che Berlusconi sta comunicando con gli italiani in modo
messianico, e a un messia, per quanto malconcio, non si risponde con un politico, si
risponde con un mito.
È più profonda di una battuta da bar, credimi, ma ne conserva tutti i limiti. E il più
grande (ma se lo guardi meglio, assomiglia a un miracolo) è che forse i miti sono finiti.
Berlusconi ne è stata l'ultima conferma.
Conclusione da bar dello sport di destra: i moltissimi italiani che hanno ancora bisogno
di un mito si terranno Berlusconi anche dopo la prova-provata che mito non è, perché
rinunziare ai sogni è molto più difficile che rinunziare alla realtà.
Conclusione da bar dello sport di sinistra: da quella torre di Babele dell'opposizione a
Gesusconi, scenderà un buon diavolo con la sua novella di un forte ideale collettivo, un
poco più realistico, e meno egoista e insolente dell'altro, il quale diavolo d'uomo,
proprio per essere stato costretto a interpretare tutte le lingue dei partiti di Babele,
saprà riassumerle in una soltanto, universale, quella che si comprende sotto le pensiline
come quaggiù tra i Campari e le barzellette di Totti, quella comunicazione sottopelle che
riaccende le emozioni della gente, non le più razziste e discriminatorie, ma quelle un
pochino più nobili che, nei momenti oscuri della Storia, sanno parlare alla testa e al
cuore di un popolo.
E una volta al governo, come fanno gli statisti e gli autentici padri di famiglia,
ricorderà a tutti che sognare è bello ma stare svegli è ancora meglio, e riporterà il
Paese nel mondo degli adulti, attraverso la riscoperta della sua dignità, della sua
giustizia, della sua cultura, della sua storia, della sua libertà, delle sue antiche
tradizioni e della sua vocazione a essere la culla d'Europa e non il leccalecca di un
presidente degli Stati Uniti.
Fine della favola e di JF di oggi.
Con il cuore sotto le scarpe
Sotterranei di Roma Appio. 31 luglio 2003, ore 7.00
(meno 8 mesi, 25 giorni, 3 ore,
alla caduta del governo Berlusconi)
Sono in Italia da quarantotto ore e già vivo sotto di te, fratello. Non
perché sia un uomo braccato, figurati, sai che gli svirgola a questi di
Folla Giacomo latitante. Come Castelli ne fa un'altra, sarebbero capaci di
rifare Previti ministro della Giustizia. Vuoi che uno evaso da Alcatraz non
l'eleggerebbero al volo presidente dei Csm? No, hermano mio, il mio cuore
ticchetta sotto i tuoi piedi come la coscienza sporca collettiva. Ho trovato
un Paese rovesciato. Di sopra si gela, ma tu e i telegiornali parlate quasi
esclusivamente di caldo. Invece si rabbrividisce, nell'Italia di sopra, di
giustizia e di senso dello Stato, di passioni sottozero e di valori comuni
traditi. Si gela per un'assoluta mancanza di umanità. Ho ritrovato una
patria senza tenerezza né rabbia, sono atterrato in un'Italia di zombie
trionfanti, di bestie da terza elementare che dettano legge su una folla
dagli occhi bassi, un po' omertosa, assai inguaiata quanto a quattrini, e
soprattutto demotivata politicamente. Spiritualmente allo sbando. Perché non
credete più a nulla. Perché avete visto l'ingiustizia e il sopruso additati
come esempi di buon governo. Perché persino l'opposizione vi sembra il
remake di un vecchio western, con il generale Prodi Custer troppo distante
per salvarvi come il Settimo Cavalleggeri. Mentre voi avete un disperato
bisogno di sentire qualcuno che suoni la carica adesso, subito. E in questo
vuoto gelato sopravvivete, tra omertà e paura di perdere il posto e
l'abbonamento a Sky, perché avete capito che "i nostri" non arriveranno, e
anche se arrivassero, l'Italia e la vostra vita, più di tanto, non
migliorerebbero. Sarebbe il Paese di Bertinella (Bertinotti al governo con
Mastella) e già ci abbiamo rimediato uno schiaffo su una guancia che ci ha
fatto saltare i denti. Non siamo così cristiani da farci saltare pure le
otturazioni dell'altra.
"E tu Folla jack, albatrosaccio spiumato, dopo tredici mesi di buio, hai
qualche luminosa proposta da farci, o sei tornato esclusivamente per
romperci l'anima?"
Io ho il cuore sotto le scarpe, tesoro, proprio come te. Da quarantotto ore
filate faccio avanti indietro in questo bicamere e cucinotto, mezzo lager e
mezza fogna. Anche da bambino facevo sempre avanti e indietro. Mamma
l'americana mi gridava dalla cucina: «Jack piantala di fare sempre avanti e
indietro». Se le dicevo: «Ma', io esco», rimanevo in casa. Poi facevo avanti
e indietro da una stanza all'altra. L'americana diceva: «Non stai fermo un
minuto». Allora le rispondevo: «Che palle però», e uscivo. Mamma gridava:
«Dici una cosa e ne fai un'altra!». E io sbattevo la porta. Mio padre,
triste, la spalancava. Un cipresso con le radici bianche che mi inseguiva
sul pianerottolo (lo sentivo dallo sciùsciù delle pantofole): «Jack, avevi
detto che restavi in casa». «E invece esco.» Papà alzava l'indice della
destra al soffitto: «Non fare il bastian contrario». Mi avesse detto: 'Fa'
come vuoi", il bastian contrario non sarebbe diventato il mio mestiere.
Fratello rimasto senza parole e senza ali, la ricetta io non ce l'ho, ma
stai diritto e sorridi, il tuo "jack contrario" è tornato. Ricordi la notte
di Maggio, all'ex Mattatoio di Testaccio, quando ci riconoscemmo in
diecimila? Se ti avessi promesso: "Resto con te", sarei partito per sempre.
Invece ti dissi «Addio» perché so che quando dico una cosa, ne faccio
un'altra. Vedi, a parlarmi addosso da solo mi annoio. E poi altri fratelli
non ne ho. Eravate diecimila quella notte così dolce. Due milioni in tutta
Italia. Ancora troppo pochi per vincere la mia scommessa.
Cristo, davanti ai fratelli, moltiplicava i pesci. Per non farci fare la
fine dei pesci, non sarebbe meglio moltiplicare i fratelli? Ci lasciammo
perché - ricordi? - «Non si possono mettere le nuvole in gabbia». Ma poi in
gabbia ci sei rimasto solo tu. Non è giusto, no, non è stato gentile. E io
sono uno stronzo gentile. Così sono tornato per vedere se ci riesce ancora
di limare le sbarre insieme. È la mia modesta proposta per liberarci. Ne
siamo già stati capaci l'anno scorso con la fantasia, perché non dovrebbe
riuscirci l'anno prossimo, nella realtà?
Avete letto il timer, teste da tagliare? Mancano 8 mesi 24 giorni, 7 ore,
alla caduta del governo Berlusconi.
"E chi ce l'assicura, jack?" Nessuno. Te l'assicuro io. Si chiama "profezia
autoavverante." A noi porta fortuna, a lui sfiga.
Ricapitolando: vinciamo se il governo cade prima. Profezia autoavverante
anticipata. Vinciamo se cade quando dico io, tra 8 mesi, 24 giorni, 7 ore. E
se Berlusclown non cade? Perde solo il sottoscritto. Rispicco il volo da
questo circo triste e vi lascio con lui, poi vediamo chi ha perso davvero. E
amen.
Io proclamo l'incoscienza quale antidoto alla falsa coscienza di
oggi. Preferisco avvolgermi nella sua grande ombra rigeneratrice piuttosto che essere
accecato dalle mezze verità.
Quali sarebbero? Sentiamo.
"L'illusione di essere sempre informati su tutto, di poter comunicare a tu per
tu con chiunque, di conoscere gli altri e se stessi e la presunzione di aver scardinato
grazie alla teologia, alla psicologia, alla tecnologia e alla biogenetica la cassaforte
dell'universo. Al cospetto di questa coscienza collettiva, io m' inchino, vi saluto, e
ritorno nelle tenebre del plasma. Preferisco essere un nanobio di un decimillesimo di
millimetro, la metà del più piccolo batterio conosciuto che un essere umano cosciente di
sé. Voi trascorrete l'esistenza cercando di trovarvi, io la passo cercando di
disperdermi".
Tratto dal romanzo - L'incosciente - di Diego Cugia Edizioni Mondadori.
.....perché l'incosciente, più che sottrarsi ai propri doveri,
rifugge semmai dalla propria sicurezza. È come un risparmiatore che, inspiegabilmente, si
rifiuti di incassare le cedole delle sue obbligazioni o i dividendi azionari. Ma non
fatevi ingannare dalle apparenze. Il tornaconto c'è, anche nella disperazione:
l'incosciente accelera la caduta nel buio sperando di rivedere la luce prima degli altri.
L'incosciente rilancia comunque, lui solo sa che si può rilanciare infinitamente, e che
è proprio questa inarrestabile caduta a tentarlo, insinuandogli la terribile dolcezza di
perdere.
c'è dunque chi preferisce essere un nanobio di un decimillmo di millimetro, la metà del
più piccolo batterio conosciuto, che un essere umano cosciente di sé. Oggi li chiamano
"perdenti". Categoria alla quale mi pregio di appartenere non senza qualche
vezzo.
(Tratto dal libro Jack Folla Lettere dal silenzio) Rai Eri Mondadori
(Tratto dal libro Jack l'uomo della Folla 2002) Rai Eri Mondadori
RAGAZZA CHE NON HO
Roma, Fosso dei Pratone (Centocelle) Scritto lunedì 24 settembre 2001, ore
0:29
Ragazza che non ho, ti ho già scritto una volta. Ero più giovane dentro e
fuori, sognavo che dal buio fiammante della radio potessi uscire tu, con il
mio sos di carta fra le dita, e uno di quei sorrisi che sembrano dire
"Perché ti meravigli tanto, jack? Non hai mai visto uscire una ragazza da
una radio?". Avrei guardato le tue gambe svelte scavalcare la finestra nera
della radio, ti saresti lasciata ammirare quel vestitino di carta
giapponese, con i fiori d'acqua, e tutti i miei problemi si sarebbero
accucciati in un angolo come un cane pentito, perché avevo osato dubitare
della materia dei sogni.
Vedi, ra azza, credere nell'impossibile è stato la causa dei miei guai e e e
mie gran ezze. o taro su tutte le roulette, sono andato in s ligggia con le
sèarpe d'inverno e mi sono steso in cappotto davanti al mare bruciante.
Disprezzavo i luoghi comuni. Così non ho mai smesso di credere che esisti,
che esistono ragazze che escono dalle radio con i vestiti a fiori, e questo
lo devo a mio padre che m'insegnò a osare. Ecco perché ti ho riscritto e
imbuco questa lettera nell'universo.
Non sono così sciocco da credere che tu non verrai mai (i miracoli sono più
reali dei soldi), la verità è che temo di deluderti. Sono scorbutico, gonfio
di dubbi e non ho mai imparato a ballare. Ti annoieresti, temo, e dopo
qualche minuto di silenzio mi diresti "Usciamo?". Ma non mi va di uscire,
stasera in televisione c'è il mio documentario preferito, di là la cena è
apparecchiata per uno. E poi ho l'ansia da prestazione, va bene? Tu hai
fatto l'amore fra le stelle, io in letti di serie B, che la sigaretta - dopo
- era l'orgasmo.
Non credermi, ragazza che non ho, questo è un vecchio gio¬co: provocare
miracoli e smettere di stupirsi l'attimo seguente. Se a questo punto te ne
andassi via, sarei perduto. Siamo mezzi uomini, mezzi maghi, eterni bambini.
Non credermi, basta, portami fuori. È una sera così dolce. Ci sarà pure da
qualche parte una balera deserta dove potrai insegnarmi il ritmo semplice e
misericordioso della vita.
Ragazza che non ho, stanotte saremo in tanti ad attenderti, lo sai? Fai
così, non pensare a me, a forza di credere ai miracoli io ho imparato a
reggerne l'assenza.
Ma uno, questa notte, uno almeno di noi, fallo felice.
URGE OVERKILL - Girl, You'll Be A Wonian Soon

BRANI TRATTI DAL LIBRO - ALCATRAZ - DI DIEGO
CUGIA (1998) RAI ERI MONDADORI
1 giorno all'esecuzione l'albatro 3957 di Alcatraz
dispiega le ali della libertà per venirvi a cercare uno per uno, nei pensieri, nella
memoria e nelle vostre notti. Proviamoci a incontrare, quest'ultima: sedetevi a gambe
incrociate, in silenzio, quando tutto dorme. Guardatevi allo specchio. Respirate
regolarmente e senza emettere alcun suono. All'inizio sentirete un leggero fastidio,
superate il malessere, andate avanti. I più forti tra voi individueranno il profilo di un
volto simile al vostro. Non abbiate paura. Continuate a fissare lo specchio respirando
regolarmente. Quando ti sentirai osservato dal te stesso che guardi, mi avrai trovato.
Addio fratelli, addio specchi. Hasta siempre.
228 giorni all'esecuzione Jack Folla, il D.J. nel
braccio della morte. Dici che è assurdo? No, fratello, la cosa assurda non è che sono un
italiano nel braccio della morte di un carcere di massima sicurezza degli Stati Uniti. La
cosa assurda è che tu stai fuori. Che tutti lì fuori siete liberi e state di schifo. -
Dov'è la tua libertà, tesoro? - Nei lager dei quartieri di merda in cui vi hanno ficcato
come bestiame che cosa vi aspettate di diventare, onorevoli? Vi tengono in vita solo
perché dovete comprare. Consigli per gli acquisti? Fanculo. E il tuo primo stipendio -
quando si decideranno a dartelo - sarà commisurato all'acquisto dei bisogni che ti hanno
sparato nel cervello in televisione. Ti senti morire e che ti offrono? Un Magnum. E lo
fanno leccare a una ragazza con una lingua da formichiere. Prova a offrirle un cremino e
guarda dove ti manda. Così hai una paura fottuta ma scherzi e fai finta di niente. Finta
di niente, finta di niente. Tuo padre è alcolizzato, finta di niente. Tua madre muore di
cancro, finta di niente, finta di niente. Cazzo, forse ho 1'Aids. Finta di niente. Fai
l'amore con lei e fai finta di niente, perché non hai più niente dentro, niente, non ti
hanno lasciato più niente, ti hanno fottuto, ti hanno sbattuto dentro e hanno gettato le
chiavi. Chi di noi due è nel braccio della morte? Io o te? Benvenuto ad Alcatraz, tesoro.
227 giorni all'esecuzione Se volete potete
telefonarmi, scrivermi, mandarmi un fax. Non posso impedirvi di pregare per me né di
sghignazzare augurandovi che mi ammazzino prima del tempo. Ma non azzardatevi a fare
cortei pacifisti o a inviare suppliche di qualsiasi tipo al governo degli Stati Uniti.
Toglietevelo dalla testa. Sono un maledetto condannato a morte non una foca monaca. Mi hai
capito, persona per bene? Apri le orecchie, civile. Smettila di marciare in corteo, spegni
l'accendino, piantala di ondeggiare, non sei un'odalisca. Sei contro la sedia elettrica,
contro il disboscamento dell'Amazzonia, contro l'estinzione dei panda, contro gli evasori
fiscali, contro i sequestri, contro la guerra, contro il buco d'ozono. Come c'è una cosa
che fa schifo, tu protesti. Vedi di farti un giro, fratello, perché siamo tutti
colpevoli, anche tu. Quando finalmente sarà chiaro, quando l'articolo uno della
Costituzione reciterà Siamo tutti colpevoli, solo allora potremo dire: "Ecco, questa
è democrazia". Ma attualmente non è così. Quindi non ti salti in mente di scandire
il mio nome. Qui non sei allo stadio sei ad Alcatraz. Io sono Jack Folla non il Milan.
Chiaro, persona per bene anticonformista e ecologista? Io non sono la tua bandiera e non
faccio parte del branco. Sai una cosa, fratello? La gente per bene come te mi eccita.
208 giorni all'esecuzione Qui è tutto dannatamente
senza speranza. Senza via di fuga. Tutto perfetto. Mi capisci? Ma se uno solo di voi
firmasse una petizione per me, io ricomincerei a soffrire. Così, no. Vado al massimo. Non
mi credi? Che fai se sei in macchina di notte e non vedi da qui a lì? Tieni gli
abbaglianti accesi, giusto? Sottoterra è nera, non sai quanto, ma io tengo gli
abbaglianti accesi al centro della fronte: un faro. Quando mi serve, lo sparo nel buio.
Illumina quello che non vedo, le cose che non capisco, i pro e i contro. Il faro l'hai
anche tu ma il generatore te l'hanno scaricato ad arte. Vi vogliono spenti perché non gli
conviene che illuminiate quest'interminabile notte del mondo. Siete scomodi con tutti i
vostri perché del cazzo. Vi tengono buoni facendovi consumare di tutto, così il faro
diventa sempre più fioco, finché la luce si spegne. Non hai più un Io, sei un numero,
sei massa, pollo da batteria. Se te n'accorgi e diventi troppo aggressivo ti danno un
Serenase, il litio, un migliaio di volt, qualunque porcheria purché non rompi. Ti sto
invitando a sfasciare le vetrine? A bucarti? A fare una strage? Sei fuori strada, ragazzo.
Sto invitandoti a chiederti sempre che cosa stai facendo e perché cavolo lo stai facendo
e se è giusto o sbagliato. Questa è la ragione che vale la vita. Sei fuori del branco,
sei un rompicoglioni, ma sei tu. Unico, irripetibile. Tu, un grande albatro che vola sulla
folla. Te la faranno pagare cara, puoi giurarci. L'albatro Jack è nel braccio della morte
per questo. Forse un giorno ve la racconterò, adesso no.
210 giorni all'esecuzione il grande Jack è ancora
vivo, fratelli. E questa è Alcatraz, l'unica vera radio libera italiana: quella che sta
in galera. E tu come te la passi, amico? Che cos'è che non va? Avanti, coraggio,
rispondi: che cos'è che non va? Perché fai quella faccia? E' il grande Jack che deve
salire sulla sedia elettrica, non te. Allora? Che cos'è che non va? Non avrai paura della
libertà, per caso? Pensa, puoi fare quello che vuoi. Perché non parti? Parti. Vattene. E
dove vai? Sentiamo, dove fuggi, fratello? Ai Caraibi? In Kenia? E tu, sorellina, dove vai?
Costarica? Tokyo? Honolulu? Parigi? New York? Quali soldi, quali impegni, quale lavoro,
balle. Non mi fotti. Potresti partire benissimo. Lo so io perché non vai. Perché l'hai
già fatto. Ci hai già provato e non è successo nulla. Quali avventure? Nulla. Quante
stronzate hai raccontato al ritorno, vero? Invece, ogni città uguale all'altra, tutte
fottutamente identiche, e mai nessuno che ti ha rivolto la parola. Tu pure: zitto come un
impiccato. Avresti voluto urlare: "Sono qui". Ti vergognavi. Bel viaggetto
organizzato. Sei fritto. Condannato. Il mondo non è quello che sognavi, se ne frega di
te. Nessuno ti si fila per come sei, tutto quello che gli interessa è "quanto
hai". Paga, ragazzo, paga. E quando hai finito i soldi, alza i tacchi. Non c'era
bisogno di fare tanti viaggi. Sei ad Alcatraz. Sono anni che viviamo nello stesso
buco senza guardarci in faccia. Ma adesso è meglio che ti dai una mossa. Il tempo passa.
L'esecuzione si avvicina. Stringimi la mano. Coraggio, ti tengo. Nuota controcorrente,
fottitene, lascia che ridano. Guardali. Se riesci a vederli dietro le loro sbarre, ce
l'hai fatta, ragazzo. E' andata. Sei libero, sei fuori, sei nato.
220 giorni all'esecuzione Ciao amico, sei entrato
nel braccio della morte. Ce l'hai fatta. Hai chiuso. Ricordi? Avevi quattordici, quindici
anni. Se qualcosa andava male - la scuola, a casa, í primi amori - ti sembrava di avere
davanti una prospettiva infinita. Un giorno saresti diventato un grande manager, un
giornalista, uno scrittore di bestseller, un chirurgo, un giorno saresti diventato
qualcuno. Avresti avuto una donna con due tette così, vero? E tu, sorellina, con chi
sognavi di farlo: Sean Connery? Poi la vita parte con le prime legnate e tu hai iniziato
con i compromessi, vero fratello? A casa non cì sono più soldi. Qualcuno si ammala. Un
amico muore. Problemi di droga. Non trovi lavoro. Lui o lei ti molla. Le illusioni cadono
una dopo l'altra. Tu incassi, bleffi, rilanci, ma il fiato è sempre più corto. Ti
ridimensioni ancora. Fai sogni sempre più piccoli. E a forza di ridimensionarti, sei
finito in qualche schifo di posto a fare finta di vivere, finta di lavorare, finta di
amare. Ma quei sogni di quattordicenne non ti mollano mai, ti stanno addosso tutte le
notti come una muta di cani. Nel frattempo, se anche si realizzassero qui e ora, tu non
saresti più all'altezza di indossare quei sogni, vero sorellina? Se incontri James Bond
che vestito ti metti, tesoro? Hai una faccia che fa paura e non ti entra più niente. Non
apri alla porta, ecco che fai. C'è 007 che ti aspetta sulla sua Jaguar sotto casa e tu?
Come hai detto? "Stasera sono stanca"? A James Bond?... E tu hai poco da ridere,
maschio. Per uscire con Sharon Stone ti vestiresti come un cacciatore. Con una cartucciera
di Viagra. È finita. Chiuso. Molto, molto bene. Ora possiamo cominciare. Siete ad
Alcatraz, fratelli. Ripartiamo dalla nostra fine.
27 giorni all'esecuzione Parlo sia ai quarantenni
sia ai ventenni. Ci siamo spenti come candeline. I nostri fondischiena sono diventati
calamai, ciascuno ci immerge il suo pennino, scrive chi siamo e cosa vogliamo. Ormai
vogliamo quello che ci hanno fatto credere. Siamo spenti, pigri e disperatamente fighi. Il
cinema, la pizza, ci si vede a casa di Paolo o di Francesca. Pettegolezzi, tanti, i
soliti. Federica s'è messa con Augusto, Filippo s'è fatto la Punto con la tappezzeria da
coatto, Luigi da quando s'è laureato è diventato più stronzo del solito, voi dove
andate quest'estate? Tutti appesi ai telefonini come scimmie alle liane. Che carachiri
collettivo. Poi mi telefonate: "Beato te che stai ad Alcatraz! Almeno tu ce l'hai la
data di scadenza!". Brutte bestie da terza elementare, ve la volete assumere la
responsabilità d'essere vivi? Ci sono famiglie che non leggono neppure un giornale.
"Tanto sono tutte stronzate." No, lo stronzo sei tu, fratello. Ti credi d'aver
già capito tutto, e non sai niente. Non avete le palle, non avete resistenza, non avete
cuore. Al primo ostacolo rinunciate. E se Jack o chi per lui vi fa pensare, cominciate a
starnazzare come galline: "Basta, ci metti l'angoscia, cerca d'essere più
positivo". Positivo? lo sono negativo, negativo nero. Ipocriti. Pur di non affrontare
la realtà siete stati capaci di chiamare sieropositivi perfino i disgraziati che si sono
beccati l'Aids. Beati loro, giusto? Almeno conoscono la data di scadenza. Per sfuggire al
dolore d'esistere vi fate di tremila porcherie inutili con il risultato che continuate a
mettervi un tappo sempre più grosso sull'anima. Siete spumanti incazzati, pronti a
esplodere, il primo che se ne accorge vi fa marciare come burattini. Riattraversate le
fiamme, scendete dai vostri sentieri finto-alternativi e tornate sulla strada. II primo
che si azzarda a prendere una scorciatoia mandatemelo ad Alcatraz. Io non vi sto dicendo
scendete in strada e marciate con gli altri. Invertite la direzione, prima di tutto
marciate dentro voi stessi, e da lì prendete lo stradone che porta agli altri. Non le
sentite le grida d'aiuto? Sapete dove ve li ficcherei quei telefonini? State affogando in
un'orgia di parole inutili, quella che provate non è angoscia è noia. Il giorno che
diventerete intelligenti parleremo dell'angoscia. Adesso alzate le chiappe e date la mano
a qualcuno. il suo sorriso ve la farà passare almeno fino a stasera. La noia di essere
inutili.
139 giorni all'esecuzione Ormai faccio parte di
questa galera come le sbarre, le porte d'acciaio, i cessi. Io sono in dotazione ad
Alcatraz come la muffa, gli scarafaggi, i piatti della mensa. Io sono Alcatraz. Ma voi chi
siete? "Noi possiamo aprire la porta" dite. "Noi possiamo telefonare,
fumare, chiavare, andare al supermercato, al cinema, a mangiare una pizza." La
differenza tra un condannato a morte e un cittadino libero è ridotta a un margine sottile
come la crosta di una pizza. No, voi non sapete neppure che cosa sia la libertà come non
saprete di avere un fegato fino al giorno in cui non avrete una colica. Se tornasse la
dittatura allora lo sapreste. Avete smesso di sognare, di desiderare. Avete appaltato la
libertà alle aziende che ve la restituiscono trasformata in cose da comprare. Sono le
multinazionali del consumo che desiderano per voi. Siete diventati voialtri l'oggetto del
desiderio. Sono gli oggetti che vi stanno comprando. Tu hai comprato una macchina nuova?
No, fratello, è la macchina che ha comprato te. Tu sarai il suo schiavo con i soldi. I
soldi per l'assicurazione, per il bollo, per la benzina, per i ricambi. Tu non hai
comprato un cazzo, fratello. Sono i gelati, che ti leccano, gli occhiali che ti guardano,
i computer che ti memorizzano e le automobili che ti guidano. Tu desideravi altro,
ragazzo, ma non te lo ricordi più. Prova a ricordarti che cosa desideravi da bambino,
prima che i genitori ti seviziassero con quintali di giocattoli inutili. Da quel tempo sei
entrato ad Alcatraz. Sono anni che viviamo insieme in questa cella. Apri gli occhi,
tesoro, la felicità non sai cosa sia, la libertà neanche, i desideri neppure. Usa il
3957 Jack Folla. Sono qui per questo.
Io sono tornato per insegnarti a sognare.
146 giorni all'esecuzione Siamo l'urlo della folla.
Quello che avevate in gola da sempre e che avete avuto paura di gridare. Abbassate i
cristalli della vostra auto e gridate con quanto fiato avete in gola. Spalancate le
finestre di casa e gridate. Gridate nella tromba delle scale, in mezzo alla strada, nelle
piazze, tra la gente. Gridate più forte che potete, sfogatevi, così non si può più
andare avanti. Ma per cosa state vivendo? Per pagare le rate del mutuo? Le tasse
dell'università? Per farvi la pensione? Gridate. Vecchi, giovani, bambini. C'è qualcosa
che non va, lo sappiamo, lo sapete tutti. Per una volta non è colpa del governo, delle
tasse, della tivù, o di quel fottuto del vicino di casa che fa pisciare il suo cane sul
vostro zerbino. C'è qualcosa che non va e non è colpa dei preti, dei professori né dei
calciatori o del brutto tempo. Non è colpa delle malattie né della vecchiaia, delle
donne, di Clinton o delle borse asiatiche. Quel qualcosa che non va siamo noi te compreso,
fratello. Noi l'errore, il più grave errore del nostro tempo. Noi, milioni, miliardi di
noi colpevoli della nostra in felicità e di quella degli altri. Non dite "questo è
pazzo", aspettate a trinciare giudizi, non voltatevi dall'altra parte. Lo sapete
perché? Perché a forza di fregarvene di tutto e di tutti vi siete fregati con le vostre
mani. Il telefonino nuovo e la BMW non ti daranno la felicità, bestiolina. Con l'aumento
di stipendio ti c'impicchi, con l'eredità di tua suocera idem, se ti sposi ti sentirai
pure peggio e se fai un figlio ti verrà un'angoscia da toglierti il fiato. Non c'è
speranza, non c'è. Sei fottuto, siete fottuti, siamo fottuti tutti quanti, volete capirlo
o no? Piantatela di fingere, tra voi e la felicità c'è un baratro come tra il sesso e un
eunuco. La felicità non è né nei ricordi né nel futuro, non sta né a destra né a
sinistra, né sopra né sotto, né in lui né in lei. La felicità, se vuoi, è solo qui e
ora, in questo irripetibile momento alla radio della nostra vita. Afferrala, prendila,
gridala: "Sono felice perché sono al mondo e sono libera". Te lo dice Jack, da
Alcatraz, e non un dio dall'alto dei cieli. Te lo dice un condannato da sottoterra.
Un maledetto condannato felice.
48 giorni all'esecuzione Adesso farò il Luca
Sardella della radio, ma non vi parlerò di come curare le piante, ma di come badare a voi
stessi. Restituisco un consiglio che mi donò, da ragazzo, un vecchio psichiatra di un
manicomio di paese. E lo restituisco a tutti i fratelli e le sorelline di Alcatraz che mi
scrivono di soffrire di crisi di panico. Se vi dico: sono un albatro con le ali in una
camicia di forza di cemento armato, voi mi capite, vero? Il panico di rimanere bloccati in
un ingorgo, in ascensore, allo stadio, è solo una delle infinite paure in hit parade.
Sono paure devastanti e incomprese da chi non ne soffre, inclusi certi medici impazienti
con i loro pazienti, quelli che se non vedono la ferita non sanno dove mettere le mani. In
tasca. È un consiglio. Non toccateci l'anima, grazie.
Ma io la vedo quella ferita, fratello. È un terrore smisurato di perdere il controllo e
di morire. È il tuo lo che si sfalda e si sgretola come un castello di sabbia a uno
schiaffo del maestrale. È una paura che ti divora, anche quando non l'hai, fomentata dal
terrore che ti venga. E allora viene, torna, ti fa battere il cuore parossisticamente, ti
secca la gola, ti blocca le articolazioni, e può portarti al collasso e alla morte. Sì,
è raro, ma si può anche morire di paura, come di solitudine, d'indifferenza e di
vergogna. Le crisi di panico comprendono tutto questo, all'ennesima potenza. Non ne parlo
per sentito dire, io non sono un eroe, io sono uno di voi, una parte di te, quella che ha
paura. Ho rischiato di morire per una crisi di panico. Non riuscivo più a guidare, a
nuotare, a fare un passo, perfino a chiedere aiuto.
Sono stato molto disturbato, un tempo.
Se può consolarti, fratello che ne soffri, posso assicurarti che agli imbecilli non
vengono e il tuo Dna è marchiato da una qualità oggi fuori moda: la sensibilità. Questa
tua "luna nera" - chiamiamola così - potresti anche ringraziarla, un giorno,
perché coincide con quanto di più puro, di alto e di nobile custodisci dentro di te. La
tua irripetibilità e la tua arte. In una crisi di panico c'è anche questo: una protesta.
La parte migliore di te sta rifiutando di conciliarsi con il greve mondo esterno. Piantala
di darle torto e di volerla normalizzare. Ha ragione lei. Quest'epoca mal si concilia con
la sensibilità, l'originalità, l'arte. Detto questo, sappi che c'è chi ti comprende, è
una minoranza, ma non sei solo. Mai. Jack sta parlandoti alla radio, ma ce ne sono mille,
là fuori, pronti a raccogliere il tuo panico, devi cercarli, non puoi pretendere di
parlare di baccalà in casa del macellaio.
Tanto per cominciare, sappi che una paura tira l'altra, come le patatine fritte. Devi, qui
e ora, contrastare questa malattia, prima che degeneri in qualcosa di più grave. I medici
ti prescriveranno dei tranquillanti. Bene. Il mio è un "eccitante" e agisce
dopo l'intervento del medico. Ti do per certo che esistono degli psicofarmaci in grado di
bloccare le crisi di panico. Trova il tuo e mettiti la boccetta in tasca. Non puoi fare
senza, non siamo eroi. Ora sai che se ti verrà un attacco di panico lo potrai contrastare
efficacemente con il numero tot di gocce che ti avrà prescritto lo specialista. Detto
questo, evitale finché puoi. Viviti il tuo panico fino in fondo. Accetta la tua
luna nera, invita a cena il mostro. Svegliati la mattina e programma,
volontariamente, le cose che ti provocano il panico. Devi praticarle in modo graduale,
aumentando, via via, gli obiettivi che ti sei posto. Conosco sorelle che riescono a
malapena a guidare da casa all'ufficio e a ritornarsene indietro. Se un vigile le facesse
girare a sinistra, cadrebbero in crisi, come Berlusconi. Dovete provarci senza vigile,
perché le crisi di panico non contrastate peggiorano e le paure sono infinite. Girate a
sinistra, non fuggite il mostro, cercatelo, magari vi fermerete dopo dieci metri, domani
dovrete percorrerne undici, poi dodici. Anche se è umiliante, fatelo. Nessuno può
salvarvi dalle crisi di panico, è una delle più illusorie cazzate che potete
raccontarvi, soltanto voi potete riuscirci. Io non potevo più nemmeno nuotare, e quel
vecchio medico dei matti mi suggerì di non nuotare verso il largo, non verticalmente come
prima, ma orizzontalmente, a un metro dalla riva. Nel caso fosse arrivata la crisi, mi
sarei tirato su in piedi. Da un metro dalla riva, passai a due, a tre, a quindici, fino a
tornare a nuotare verso il mare aperto.
Per tornare a vivere, fratellini, bisogna accettare l'idea che si deve morire, come tutti.
lo non ho il panico di essere originale, io tento di aiutarvi sul serio, con
quell'infermiera che si chiama Parola, e se praticherete questa banalità, guarirete. A
venticinque anni, di notte, mi sono fatto Milano-Reggio Calabria in macchina, da solo,
uscendo regolarmente a tutti i caselli e andando a posteggiare sotto un ospedale. Ci ho
messo tre giorni e mezzo, ma sono arrivato a Reggio, e al ritorno ci ho impiegato la
metà. Di andarci in aereo non se ne parlava nemmeno.
Vi voglio bene, appanicati. Siete la parte migliore di questo Paese, quella
che sta sott'acqua. Emergete, miei piccoli Nettuno. E anche voi, terrorizzate sirene.
Ritmate questo inossidabile quotidiano con le vostre intermittenze del cuore. Venite fuori
da quell'abisso di solitudine in cui vi siete inguattati, sorprendeteci con una delle
vostre struggenti carezze. Il vuoto è di fuori, voi siete stracolmi. Versate un podi
tenerezza e di rossore su queste città bianche e vuote. Ma fatelo subito, adesso.
Contrastate chi non ha certo il panico d'invaderci con il suo ego trionfante. Vogliamo
dubbi e insicurezza. Le crisi di panico ci danno fiducia. Facciamole esplodere nelle
strade, saremo tutti più tranquilli. Questa finta sicurezza è feroce e ci uccide. Jack
si fida di chi ha il panico di vivere.
Vota PPP, partito del panico popolare.
124 giorni all'esecuzione Ad Alcatraz servono sempre
lo stesso hamburger che mangiate voi, da San Francisco a Shangai e Pechino: Mao Donald's.
Ve le ricordate le lenticchie di Santo Stefano Sessanio? Il salame di San Benedetto? La
bottarga di muggine di Cabras? Potrei continuare per ore. Tutte le produzioni artigianali
sono state spazzate via dall'omologazione industriale dei cibi. Fratelli, li ricordate gli
odori di una volta? I più piccoli non li sapranno mai. Le storie si tramandano, gli odori
si perdono. Che cos'era l'odore del mare in Sardegna nei primi anni Sessanta... Ecco
perché non vorrei avere un figlio, mi vergognerei di aver goduto di profumi che, per lui,
sarebbero semplicemente misteriosi.
Sapete, hanno introdotto nel granoturco informazioni genetiche dello scorpione per indurre
le piante a elaborare la tossina del veleno, utile a difenderle da alcuni parassiti.
Granoturco allo scorpione. Innocuo, dicono. Se fossi padre di un ragazzino e non rinchiuso
ad Alcatraz, domani, sabato pomeriggio, lo porterei al cinema a vedere The Truman Show. Il
cinema senza pop-corn non è cinema, e il pop-corn senza granoturco non è pop-corn.
L'offrireste a vostro figlio un pop-corn allo scorpione? "È innocuo, mister Folla,
si fidi. Cosa crede, che al suo bambino gli spunteranno le chele? Uah! Uah!"... Li
conosco, li conosco... Eppoi scopriranno che le tossine del veleno sono contenute anche in
quelle informazioni genetiche e attaccano il sistema nervoso. È già stato scoperto? O ho
avuto un incubo. Noi europei siamo diventati pazzi per denaro. E da quest'altra parte
dell'Oceano va pure peggio. Mentre il Terzo Mondo muore di fame, gli americani, solo
quest'anno, hanno gettato nella spazzatura cinquanta miliardi di chili di cibo sprecato.
C'è qualcosa che non va, lo capisci, fratello? Non può passarla liscia il mondo. Questo
mondo quasi senza più guerre ma con una pace feroce, più tremenda di tutte le guerre del
passato. Lo sapete che state mangiando carpe e tinche che pesano trenta volte più del
normale? Hanno dentro informazioni genetiche dell'uomo. Magari di uno stronzo. Oggi è
venerdì: pesce. Carpa al cartoccio. E ti mangi il Dna di Marzullo. Improvvisamente ti si
sbarrano gli occhi, ti si allungano i capelli da pazzo, guardi tua moglie e le fai:
"Ma le carpe vere erano un sogno, o sono i sogni che aiutano le carpe a vivere
meglio?".
160 giorni all'esecuzione Voi spiate nella mia due
per tre, nel mio buco di cemento armato sottoterra, ma non sapete che altri stanno spiando
voi. Adesso, per esempio. State per spegnere la radio ed entrare in un autogrill. Le
telecamere vi immortaleranno. Sapranno quanti panini vi siete sparati, quante coche,
birre, chinotti, quanto avete speso, quanto tempo avete trascorso nel mercatino dove vi
costringono a transitare facendo un giro del cazzo. Credete davvero che le telecamere
servano per i ladri? Anche, ma vi pare che spendano centinaia di milioni solo per il furto
di un Magnum? No, lo fanno perché le multinazionali siano informate di voi nei minimi
particolari. Se consumate più questo che quello, la prossima volta troverete più questo
che quello. Che bel servizio. Come sono gentili. Poi uscite, e vi becca 1'autovelox.
Procedete, e vi stana il viacard. Pagate con la carta di credito, e anche loro sapranno
dove siete stati. Vi sentite male, fate le analisi all'ospedale: parleranno di voi. Se non
vi basta, alzate gli occhi. Shakespeare diceva che ci sono cose tra cielo e terra che noi
neppure immaginiamo. Invece sì, si chiamano satelliti. Possono seguire una persona come
un cane il padrone.
Adesso domandatevi se siete liberi.
Ma sarete liberi di chiedervelo ad alta voce?
117 giorni all'esecuzione Sei entrato ad Alcatraz,
amico. Sei in una due per tre di cemento armato, la società ha chiuso la porta e ha
gettato le chiavi. Ti senti soffocare, come al momento che nascesti, ma ormai sei espulso,
nessuno ti potrà mai aiutare, sei fuori e sei dentro, non puoi andare avanti né
tornartene indietro. Sei ad Alcatraz: la vita. Fattene una ragione, tesoro. Ti piaccia o
non ti piaccia, questo è quello che passa il convento del mondo in questi nostri anni. La
cura dell'infelicità non te la allunga la mutua e l'Europa ha altro da pensare che alle
nostre illusioni perdute. Ma di una cosa ti prego: non mollare. Sii vigile, attento,
fedele alle aspettative di quando eravamo ragazzi. Non temere di essere patetico, non
temere di andare controcorrente, e il primo nemico da battere è la mediocrità.
Ribellati, fratello, a chi ti considera un numero, non fare il gioco di chi fa di tutto
perché questo interminabile sonno, quest'interminabile sonno collettivo della mia e della
tua generazione continui. Incassiamo la sconfitta e ripartiamo.
Ma c'è qualcuno che mi sente? C'è qualcuno che mi sente? C'è qualcuno che mi sente?
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